Mattia Gavazzi - 86° Giro della Toscana

gavazzi01Una favola a lieto fine. All’inferno e ritorno. Mattia Gavazzi che era una promessa, fra l’altro aveva vinto il Giro di Toscana 2008 a Rigutino, ha trascorso un periodo terribile, fra squalifiche e peggio ancora problemi ben più gravi, quindi la risalita: dieci mesi alla comunità di Don Mazzi e quando non ci sperava quasi più nessuno, con grande forza di volontà, Mattia Gavazzi è tornato: alla vita, a correre, a vincere. Mattia, bresciano, 30 anni il prossimo 14 giugno, ha vinto con una gran volata davanti al russo Rovny e all’americano, Phinney. Sesto il ritrovato Di Luca. Mattia è figlio d’arte, figlio dell’ottimo Pierino, che conquistò 60 corse da professionista, tra cui Milano-Sanremo e Parigi-Bruxelles 1980, tre campionati italiani, cinque tappe al Giro d’Italia e tanto altro ancora. Sul traguardo di via Petrarca, proprio sotto la nostra redazione ad Arezzo, gavazzi junior ha conquistato il secondo successo stagionale nell’anno del ritorno alle corse: si era già imposto in una tappa del Tour S.Luis in Argentina. «SONO felicissimo, ho superato un periodo micidiale della mia vita grazie anche all’aiuto di persone vere e mi godo il bis al Toscana dopo cinque anni. Chissà come sarà emozionato mio padre». In quel momento Alfredo Martini, grande vecchio e saggio del ciclismo italiano, maestro di vita, stava telefonando a Pierino, azzurro in alcuni mondiali per manifestargli tutta la sua soddisfazione: «Una storia prima tristissima, poi bella, sono contento per Gavazzi». Gianni Savio, elegante manager dell’Androni, è entusiasta: «E’ la prima volta sopo tanti piazzamenti che con la mia squadra vinciamo il Toscana e poi che gioia per Gavazzi. Io ho creduto in lui nei momenti più difficili, gli ho dato fiducia, ma il merito più grande è il suo. Abbiamo ritrovato un corridore e soprattutto un uomo». Un gran pubblico soprattutto all’arrivo in via Petrarca, ma anche lungo le strade del circuito che ha attraversato città e periferia, con lo strappo di Stoppe d’Arca. Segno che Arezzo ha fame di grande sport. Pregevole l’organizzazione del Comitato Sportivo di Arezzo presieduto da Nofri, con Giannotti, Donati, Chianucci in prima fila, con l’apporto fondamentale di Squarcialupi (Chimet), BancaEtruria, Estra, Morini (Marconi). C’erano l’assessore regionale Ceccarelli, il vice sindaco Gasperini, l’assessore allo sport Romizi. Bello il podio: primo Gavazzi, secondo il russo Rovny, ex iridato juniores, terzo il talento statunitense Phinney, due volte iridato dell’inseguimento professionisti, prima maglia rosa al Giro d’Italia 2012, secondo al mondiale a cronometro.

Fausto Sarrini

 

Il Giro di Toscana (anzi: della Toscana, stando alla dizione ufficiale) si è svolto in un clima di grande controllo da parte del gruppo. La Vini Fantini, ingolosita dal successo di Santambrogio ieri, ha tenuto la corsa cucita impedendo (col concorso della Bardiani) che prendessero il largo azioni d'attacco. E sì che ce ne sono stati, di tentativi in questo senso: sulla salita di Volterra, intorno al km 40 di gara, si è avvantaggiato un drappello di 12 uomini (Howes e Fairly della Garmin, Van Zyl della MTN, Failli e Monsalve della Fantini, Sella dell'Androni, Barbin della Bardiani, Shilov della Lokosphinx, Squire della Flaminia, Uchima della Nippo, Demarin della Meridiana e Libner della Amore&Vita). Tale azione, passata per un margine massimo di 1', è durata appena 30 km prima di essere annullata. Quindi, tra una strappata e un rallentamento, il gruppo si è ritrovato frazionato, con 28 uomini davanti (Oss, Haas, Kreder, Klimov, Jim, Garzelli, Proni, Taborre, Pantano, Quintero, Pellizotti, Frapporti, Ermeti, Battaglin, Zardini, Nose, Mugerli, Scheirlinckx, Shalunov, Santoro, M. Fedi, Pinizzotto, Baliani, Camilli, Campagnaro, Kiserlovski, Masciarelli, Rocchetti), altri 26 a 20" e il resto del plotone, tirato ancora dalla Fantini, a 40". Entro il km 100 (metà gara, quindi), tutto si è nuovamente ricompattato, anche grazie alla collaborazione della MTN con la squadra di Scinto. Dopo un breve affondo a 6 (con Proni, Frapporti, Shalunov, Santoro, Pinizzotto, Sinkewitz, Canola e Rovny) si è aperta la fase delle azioni personali. Ai -85 è partito Van Zyl, per quasi 30 km di fuga solitaria durante i quali non ha mai avuto più di 1' di vantaggio. Ancora una volta la Fantini (anche con Di Luca in prima linea a tirare) ha ricucito, riprendendo il 22enne sudafricano lungo la salita di Civitella; e allora, ecco il contropiede di un altro attaccante solitario, Alessio Camilli, già attivo (con Pirazzi) a inizio gara, oltre che ieri nel GP di Larciano. Il folignate del Team Nippo ha resistito in testa per altri 30 km, tenuto a vista (nell'ordine dei 30-40" il margine che ha avuto) dal plotone e ripreso ai 25 km. Il circuito conclusivo aveva come punto focale la salita di Stoppe d'Arca. Al primo dei due passaggi è stato Matteo Fedi a scattare, per essere ripreso dopo 3 km; al secondo passaggio la situazione si è fatta più intrigante, perché Gatto ha promosso un bell'attacco, a cui hanno risposto i suoi compagni Di Luca e Santambrogio, e poi anche Rubiano, Battaglin, Rovny, ancora Fedi, quindi Sinkewitz e Rocchetti. Al momento mancavano 8 km alla fine, Santambrogio si è speso molto a beneficio del capitano di giornata (Gatto era il più veloce del drappello, insieme a Rubiano), e per un po' si è avuta l'impressione che i 9 potessero tenere. Ma da dietro BMC e soprattutto Androni non avevano alcuna intenzione di mollare la presa, così ai 3 km si è celebrato l'ennesimo ricongiungimento della giornata. A quel punto non c'è stato più spazio per altri attacchi, ma solo per l'organizzazione di un piccolo treno da parte degli uomini di Savio, i quali potevano contare - nonostante in gruppo non fossero rimasti neanche 40 uomini - sulla presenza di Mattia Gavazzi, bravissimo a superare indenne la doppia scalata a Stoppe d'Arca. Prima Sella, poi Pellizotti hanno tenuto il gruppo in fila indiana; sull'ultima curva a sinistra, posta ai 200 metri, lo sloveno Mugerli è entrato strettissimo, guadagnando diversi metri grazie alla traiettoria perfetta; Gavazzi invece, già in velocità, e uscito a centro strada e poi ha dovuto rimontare: niente paura, l'ha fatto in modo perfetto, ed è andato a mettere la sua ruota davanti a quelle di Rovny e Phinney, con Mugerli rimasto ai piedi del podio. Rubiano, al quinto posto, ha preceduto un Di Luca che è anche più brillante di quanto non fosse immaginabile, alla seconda gara dal rientro. Settimo s'è piazzato il russo Klimov, davanti a Battaglin (che mostra progressi rispetto alla scorsa, anonima stagione), Rocchetti e Zamparella (che in stagione ha un quarto posto al GP Nobili). Da qui a sabato 4, data di inizio del Giro d'Italia, non si correrà più in Italia (perlomeno non per gare di primo piano): pian piano tutte le formazioni impegnate nella corsa rosa convergeranno su Napoli, da cui scatterà l'appuntamento più atteso del nostro calendario.

Marco Grassi

 

Ci hanno provato ad indurire la corsa, ma alcune squadre hanno fatto buona guardia e così il Giro della Toscana 2013 si è deciso in volata. Più lesto di tutti è stato Mattia Gavazzi (Androni-Venezuela), che ha regolato un ottimo Ivan Rovny (Ceramica Flaminia - Fondriest) e Taylor Phinney (BMC) dopo che la sua squadra aveva forzato nel finale per riprendere gli attaccanti. Il risultato finale non deve tuttavia ingannare. Sin dal suo inizio infatti la corsa è stata movimentata, con numerosi attacchi e ritmi elevati, tanto che il primo tentativo di attacco si è fatto registrare già al primo chilometro, che ha visto partire con un'azione da kamikaze Shinichi Fukushima (Nippo-DeRosa). Il suo tentativo viene rapidamente rintuzzato, ma è un chiaro segnale di quanto avverrà nei chilometri successivi, con il gruppo che procede velocissimo, strigliato continuamente da nuovi attacchi fino a che non si forma un primo tentativo concreto, formato da Alex Howes e Caleb Fairly (Garmin-Sharp), Johann Van Zyl (MTN-Qhubeka), Francesco Failli e Jonathan Monsalve (Fantini-SelleItalia), Emanuele Sella (Androni-Venezuela), Enrico Barbin (Bardiani-CSF), Sergei Shilov (Lokosphinx), Robert Squire (Flaminia-Fondriest), Kohei Uchima (Nippo-DeRosa), Massimo Demarin (Meridiana-Kamen), Niv Libner (Amore&Vita), Jean Albert Carnevali (Veranda'S Willems) e Gabriele Bosisio (Utensilnord-ora24.eu). Tutte le maggiori squadre sono rappresentate, tranne una, la BMC, che difatti è quella che compie lo sforzo per rientrare, assieme alla Adria Mobil, dopo che avevano provato ad attaccare anche Stefano Pirazzi (Bardiani-CSF) e Alessio Camilli (Nippo-DeRosa). Dopo 70 chilometri il gruppo si ritrova così compatto in testa alla corsa, ma è una situazione che dura ben poco: immediatamente ci provano, infatti, Filippo Savini (CeramicaFlaminia-Fondriest) e Jean Pierre Drucker (Veranda's Willems). Il loro tentativo non è destinato a durare, ma scatena la scintilla che provoca la nuova rottura in gruppo, portando così pochi chilometri dopo ad una situazione nuovamente incerta con tre tronconi che si danno battaglia, specialmente quando si nota che la maggior parte degli uomini della Fantini - Selle Italia sono nel terzo, attardati. A quel punto i trenta che eran rimasti in testa provano a trovare un accordo, costringendo ad un lungo inseguimento, che si conclude solo quando mancano circa 80 chilometri alla conclusione, gli uomini giallo-fluo, che poi decidono di chiudere di slancio anche sull'immediato tentativo successivo che vedeva coinvolti, fra gli altri, Marco Frapporti (Androni-Venezuela), Patrik Sinkewitz (Meridiana Kamen) e Marco Canola (Bardiani-CSF), uomini le cui squadre sarebbero poi state tranquille in gruppo. A quel punto inizia una fase di studio, interrotta solo dai tentativi di Johann Van Zyl (MTN-Qhubeka) e Alessio Camilli (Nippo-DeRosa) - entrambi molto attivi in questo fine settimana toscano - che non preoccupano più di tanto essendo peraltro giunti separatamente. La corsa torna così ad infiammarsi solo dopo il primo passaggio sulla linea del traguardo, quando viene ripreso l'eroico Camilli, con il doppio passaggio verso Stoppe d'Arca. Sul primo il ritmo è molto elevato, tanto da decimare il gruppo dopo il tentativo di Matteo Fedi (CeramicaFlaminia-Fondriest), poi ripreso nella discesa sotto l'impulso dei BMC, mentre il secondo, a meno di dieci chilometri dal traguardo, vede un tentativo importante visto che si ritrovano in testa nove uomini: Oscar Gatto, Danilo Di Luca e Mauro Santambrogio (Fantini-Selle Italia), Miguel Rubiano Chavez (Androni-Venezuela), Enrico Battaglin (Bardiani-CSF), Ivan Rovny e Matteo Fedi (CeramicaFlaminia-Fondriest), Patrik Sinkewitz (Meridiana Kamen) e Federico Rocchetti (Utensilnord). Il loro tentativo fa paura, ma non riescono mai a fare il vuoto, guadagnando al massimo una dozzina di secondi, colmati dall'azione congiunta di Androni e BMC, con Franco Pellizotti tra i più attivi. Il ricongiungimento avviene a tre chilometri dalla conclusione e la volata diventa così l'unico scenario plausibile di una gara incerta dal primo all'ultimo chilometro malgrado una conclusione che in molti considerano noiosa.

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